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Il wedding che non vorrei


E' il 24 dicembre quando vengo coinvolta nell'organizzazione di un wedding pomeridiano con banchetto serale. 

Mi pare una bell'idea, anche la scelta del giorno, destinato a restare per sempre nella memoria come "le nozze della vigilia".  Accetto di buon grado di parteciparvi, con entusiasmo.

Entusiasmo destinato a durare sino all'arrivo dei primi invitati, momento in cui inizio a chiedermi, come nel 2018, ci siano ancora persone che riescono ad ignorare completamente regole elementari del gusto e del bon ton. 

Dietro la sposa vestita di bianco, ecco sfilare una trentina di persone addobbate a lutto. Un total black imbarazzante, senza un minimo accessorio di colore o gradevoli dettagli di punti luce. Nessun pizzo o chiffon o voile nero, ma (vista la fredda stagione), texture pesanti degli abiti, composte addirittura da pullover oversize e maglioni di lana, adatti  a party sulla neve o a rifugi di alta montagna. 

Un'altra ventina di invitate (le giovani del gruppo), avanzano su brutte scarpe degne del Galà del disgusto. 

Vedo sneakers da donna, che sembrano scarpe ortopediche, consigliate forse dal medico per problemi di salute, in arancio ultraglitterato e una giovane mamma, che indossa un paio di calzature, ovviamente nere, con una suola alta circa 15 centimetri. Per rendere l'idea, senza citare il modello, dirò che i disegnatori della scarpa "fashion" pare abbiano preso spunto dai carri armati. 

L'imbarazzo aumenta quando vedo aggirarsi ai tavoli altri outfit innominabili: un invitato in t-shirt bianca, maniche corte e jeans denim a 5 tasche, accompagnato, dulcis in fundo, dalla ragazza con abitino inguinale, scollato sulla schiena e attillatissimo.  

Nonostante la location bellissima, elegante e sfarzosa, questo è il matrimonio che non vorrei, sopratutto se prima del taglio della torta qualche invitato, complice la confusione, sparisce dalla scena mentre il dj suona quelle brutte canzonette che da trent'anni a questa parte, ci propinano in ogni salsa...   

Il matrimonio: dettagli di stile. Uno stile che s'era già mal presentato sin dall'inizio, quando sulle partecipazioni, i futuri sposi, avevano stampato gli estremi dei codici Iban, per agevolare quella che io definirei "quota di partecipazione alle nozze", ovvero il solido regalo monetario.                                                                                                                                          

 

                                                                                                                                                                                    Wilma Zanelli

 

  

 

 



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