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Cucine da incubo e hotel da paura


Giorgio, con un passato da Chef Executive in strutture Luxury a Cannes, Montecarlo, in territorio Elvetico, a Madrid e Londra, dopo un incidente stradale che gli impediva di stare 12 ore ininterrottamente in piedi davanti ai fornelli, aveva dovuto reinventarsi professionalmente, mettendo a frutto tutto il suo sapere accumulato nell’ultimo trentennio. E così era diventato l’uomo delle soluzioni. “Molto lieto Chef” Tommaso, il titolare dell’Hotel ristorante, lo stava aspettando nella hall. Giorgio fece un sorriso, allungò la mano ed entrò nella sala ricevimento. Aveva già notato il brutto giardinetto, le sedie di plastica ammassate e le foglie secche, insieme alla veranda profilata di un orrendo tendone di velluto scolorito e ricettacolo di polvere e acari. “Vorremmo modificare il menù, vendendo più pacchetti di mezze pensioni e intensificando anche la clientela esterna, magari con serate dedicate”. L’albergo è aperto 10 mesi l’anno, ma lavora solo 2 mesi, al massimo 3 con i gruppi di pensionati, ma durante il restante periodo, non riesce ad attrarre la clientela del posto. “ “Posso vedere l’hotel?” chiese Giorgio. La sala colazioni era una stanza stretta e lunga che dava su un cortile interno, dove c’era un deposito, a lato una piscina trascurata, addirittura senz’acqua. Il parcheggio era uno spazio vuoto che avrebbe potuto contenere 2 pullman, con una tettoia sbilenca, una pavimentazione di cemento, spesso già divelto, da cui facevano capolino erbacce ed ortiche. Nel sotterraneo c’era una sala lavanderia e stireria, il deposito merci e un posto auto. Più in là, nella cantina, un dissalatore dell’acqua. I tre piani dell’hotel erano serviti da un ascensore per 2 persone. Le porte delle stanze erano semplici porte interne da appartamento, chiuse con una piccola chiave di ferro. Al primo piano c’era una zona wellness con idromassaggio, 8 sdraio e un angolo dedicato alle tisane. Tutto il resto era anonimo, molto scadente. Il terzo piano aveva due misere suite, che a guardarle procuravano una tristezza infinita. Giorgio passò poi in cucina. Ne uscì 5 minuti dopo, disgustato. 

                                                                              "Tratto da Confessioni al ristorante" di Wilma Zanelli - Amazon 

 



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