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Irpin - viaggio di guerra e diario di una saga familiare - Andrea Busso



22-23 Settembre 2022 - Irpin  (Ucraina) II parte.

... Mentre stiamo raccogliendo foto e materiale per documentare la situazione, veniamo avvicinati da una donna di circa quarant' anni, che vuole raccontarci la sua storia. Ci invita a casa sua: un bell' appartamento in un condominio nuovissimo, che purtroppo porta i segni del passaggio dei barbari invasori, o come vengono apostrofati in Ucraina.. gli "Orchi"In questo appartamento vivevano la donna, suo marito, le 2 figlie (una di appena 1 anno e l' altra di 8) e un bel cane. Alena, così chiameremo la donna, ci mostra orgogliosa le varie stanze. Ci sediamo nella bella cucina italiana e cerchiamo di ripercorrere i giorni a cavallo dell' invasione russa, del 24 febbraio 2022. La donna, commercialista di professione, era partita da Irpin, il 18 febbraio, con la neonata per raggiungere i suoi genitori (la mamma 65 enne ed il padre 68 enne) nell' oblast di Sumy.  Dopo pochi giorni li avrebbe raggiunti il marito Igor, dirigente in una grande multinazionale, mentre la figlia più grande sarebbe rimasta dai nonni paterni che abitano a Kiev.
Ma le cose dovevano andare diversamente... 

Allo scoppio delle ostilità le prime zone ad essere colpite furono proprio la regione di Sumy e la zona intorno a Kiev, dividendo e separando violentemente la famiglia. Igor, rimase bloccato a Irpin, non solo non poteva recarsi dalla moglie e dalla figlioletta, ma nemmeno raggiungere Kiev (distante pochissimi chilometri da Irpin) dove si trovavano i suoi genitori con la figlia maggiore. Solo qualche giorno dopo lui riuscì a recuperare qualche canister di benzina e mettersi in viaggio, con la propria auto, a proprio rischio e pericolo, alla volta di Sumy. Il tragitto che normalmente si compie in 6-7 ore non era più percorribile, a causa di ponti bombardati, strade minate e check point russi che derubavano i mal capitati di tutto, ed in alcuni casi, , sparavano direttamente sulle auto. Per evitare tutto ciò Igor allungò di molto il tragitto, passando per stradine di campagna, innevate e gelate, riuscendo ad arrivare incolume dopo 28 ore di viaggio. Il 28 febbraio, finalmente, una parte della famiglia era nuovamente riunita, ma le difficoltà erano appena iniziate: le scorte di cibo cominciavano a scarseggiare, ed i beni di prima necessità per i neonati erano praticamente introvabili, come il contante nelle banche ed il carburante per provare eventualmente a raggiungere l' altra parte della famiglia bloccata a Kiev. Inoltre in quei giorni gli attacchi si intensificarono un po' ovunque, e cominciarono a circolare le prime voci di civili trucidati dall' invasore. Cosa fare? "що робити? что делать?" Alena lo ripete più volte sia in ucraino che in russo, perchè lei, come molti ucraini prima dello scoppio della guerra era bilingue. Ora non più, tutti si sforzano di parlare in ucraino, anche se automaticamente qualche esternazione viene spontanea in russo, nonostante la voglia di dimenticare la lingua dell' invasore. Come dicevamo le difficoltà per la famiglia aumentano: anche la mamma di Alena, Irina, deve risolvere una questione molto importante. Così decide di partire in direzione di Donetsk, in un villaggio che in quei giorni era ancora relativamente tranquillo, per riprendere con sè la madre anziana, ottantottenne, che là vive. Scelta inopinabile da un certo punto di vista, anche se potrebbe costare molto caro... Scelta valorosa e giusta, incoprensibile solo per egocentrici egoisti. Così il mattino successivo, Irina, saluta tutti e parte verso l' ignoto.

" Ero molto preoccupata: oltre al pensiero per la primogenita lontana, non riuscivo a trovare il sostentamento per la neonata e temevo per la mia mamma, da cui dipendevano le sorti dell' anziana nonna" continua il suo triste racconto Alena. Ma come in un tragico film, la trama della famiglia in quel maledetto marzo, si sposta su altre due figure: il padre di Alena e sua madre novantaduenne che vive sola ad Odessa, altra zona di guerra, sempre sotto il mirino dell'esercito russo. Anche lui non vuole lasciar sola sua madre e decide di partire.

"Le giornate diventarono interminabili" dice Alena " ero sempre alla ricerca di cibo, tra un allarme e l' altro cercavo di uscire con la testa piena di pensieri e di dolore.... In quei giorni si parlava delle deportazioni  di civili in Russia, quelli che volevano lasciare la zona del Donbass, ed io cercavo di telefonare alla mamma, che aveva raggiunto con successo l' anziana nonna, ma le telefonate erano spesso interrotte e le comunicazioni frammentarie... " Mentre parliamo il suono della sirena ci avvisa di un possibile attacco aereo. Così recuperiamo la piccolina che stava dormendo nel suo lettino ed andiamo in strada.

Si sta rabbuiando. Alena ci rassicura: suo marito sta arrivando. Così ci salutiamo affettuosamente, come se ci conoscessimo da anni, ci scambiamo i numeri di telefono e ci accordiamo per un secondo incontro, l' indomani, al quale parteciperà anche Igor.. Noi ci dirigiamo verso la nostra abitazione per ricaricare i telefoni. I black out sono un altro pericolo in questo clima di guerra.  

                                                                                                                                                                                Andrea Busso (II parte)



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