L’invasione russa in Ucraina? C’è chi ancora continua a restare “aggiornato” leggendo titoloni di qualche talk show, chi si schiera dalla parte dell’invasore perché la dittatura non è così “grama” , c’è il politologo che commenta i fatti accaduti a 3000 chilometri di distanza e chi pensa di fermare gli assalitori cantando una filastrocca. C’è chi sputa sulla Difesa, perché amare la propria bandiera è meno importante della propria squadra di calcio. E poi c’è un mondo silenzioso, che va avanti.
Piccoli eroi quotidiani, a fianco di grandi eroi che continueranno a restare sconosciuti ai più. Nessun plauso, nessuna medaglia. Una rete fitta fitta di persone solo raggiungibili da un particolare messaggio, un incontro. Ognuno ha un compito da trasmettere ad un altro. Un pezzetto di puzzle che forma e tesse una grande tela. Ci sono tanti eroi silenziosi che tengono su angoli d’Ucraina attraverso aiuti, medicinali, sostegno, parole, bevande calde per la notte, un plaid contro il freddo là nelle zone remote da difendere, da controllare. Ognuno si rende utile per quel che è in grado di fare. C’è chi porta testimonianza, chi cerca di divulgare notizie, vere che sconfiggano la propaganda falsa che qualcuno distribuisce.
E’ una resistenza che non ascolta i commenti dei filoputiniani al caldo delle proprie case in Europa, con i figli protetti nelle loro accoglienti camerette.
Sono persone che pur non conoscendosi, si annusano, si identificano tra la folla, con un segno distintivo. Una sorta di angeli, ombre protettrici, salvifiche, infagottate in giubbotti scuri, il capo coperto da cappelli di lana.
E noi che siamo nella comunicazione, vorremmo rendere omaggio ai tanti ucraini, uomini e donne, sconosciuti, raccontando le vite rubate, quelle offerte alla causa della libertà.
Tra quelle ci sono anche nostri connazionali italiani, americani, francesi che entrano nell’ esercito, inforcando il fucile. La missione è alta, così come il rischio. E poi ci sono altri che con passi silenziosi e valigie pesanti prestano aiuti alla popolazione, ai volontari, ai soldati.
Un giorno, parleremo di loro raccontando storie autentiche, generose e schive, vite che non cercano plausi, perchè il premio più grande è la libertà d'essere ucraini.
A chi, leggendo queste righe, saprà riconoscersi, va il nostro “Grazie”. Slava Ucraina.
Wilma Zanelli