Marina guardava fuori oltre il giardino, dove un' irascibile gazza ladra beccava il passerotto, mentre gli scoiattolini grigi saltellavano sotto il grande pino a tre punte, merito del disattento lavoro dell' apprendista giardiniere.
Sulla ringhiera del terrazzo si era radunato un trio di tortore e un insetto colorato, forse una farfalla, s' era poggiato sul vaso di fiordalisi gialli.
Più tardi, alla chetichella, sarebbero arrivati a brucare l'erba del giardino due giocosi leprotti insieme a due più adulti. Arrivavano puntualmente ogni giorno alla stessa ora, con la precisione da chirurgo.
Anche se eravamo in piena città, il grande parco era popolato da tanti graziosi animaletti, ormai abituati alla presenza dell'uomo, tanto che spesso, trovando le portefinestre aperte, s'intrufolavano in casa. Le campane della chiesa vicino, suonarono le 19.
Tutto proseguiva in armonia. Marina con un piccolo gesto, richiamò la mia attenzione sulla sua caramellina gelèe. Era tempo.
Era stata una notte difficile per lei e per me, al suo fianco. Mi concentrai sul profumo di quell'armonia, che sembrava infonderci coraggio. Diedi a Marina alcuni baci sulla fronte e l'accarezzai. Poi iniziai a raccontarle di quando il vento aveva abbattuto gli alberi secolari del mio bosco incantato...
Lei mi stava ad ascoltare guardandomi con i suoi occhi che cambiavano colore a seconda dell'umore. Ripetei, come facevo diverse volte ogni giorno, "Ti voglio bene. Ma già lo sai".
WZ