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Per i pirati del mare le donne a bordo portavano sfortuna


Che strani pensieri mi raggiungono in navigazione... Epica e narrazione si fondono, insieme alle vicende vergate nei romanzi d' avventura.

Penso ai pirati, simili a quello dei fumetti Gambadilegno, o ai classici che stavano sui vascelli quasi fantasma. Oggi, penso a loro come dei saccheggiatori, ladri di navi, senza l'aura affascinante che hanno i personaggi coraggiosi. 

Ma i pirati avranno avuto un loro codice etico? A giudicare da ciò che riferì il capitano Bartholomew Roberts, che nel 1720 creò un codice personale di regole, sembra che dovessero portare un grande rispetto di fronte ai compagni. 

La legge stabiliva i compensi per gli equipaggi ed il divieto di portare donne a bordo.

Oggi grideremmo alla disparità di diritti, a leggi sessiste, ma le donne, da sempre erano in antichità, considerate elemento disturbante o di diattriba, che, tra l’altro, secondo i pirati portavano sfortuna.

Vietato era anche il gioco d’azzardo, mentre i duelli e gli orari serali avevano grosse limitazioni. 

Insomma, fare i pirati, ironicamente parlando, era un po' come vivere in un convento, nel rispetto delle regole. 

                                                                                                                                                                           Wilma Zanelli 

   



Foto di Wilma Zanelli - a largo di Marsiglia

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